Nuovi Scariolanti

Storia

I PRIMI SCARIOLANTI

Il 24 novembre 1884 un gruppo di cinquecento romagnoli partiva da Ravenna alla volta del litorale romano. Guidati da Nullo Baldini e da Armando Armuzzi avevano l’ambizione di bonificare le paludi malariche di Ostia, Maccarese, Porto, Campo Salino e Isola Sacra. Si realizzarono così gli auspici e i dettami di una legge per la bonifica dell’agro romano emanata dal Parlamento a otto anni dalla Breccia di porta Pia.
L’impresa fu anche la realizzazione del sogno di Andrea Costa che aveva visto nella cooperazione la via positiva verso una condizione libera e orgogliosa del lavoro in comune.
I luoghi erano inospitali e i Romagnoli furono perfino sul punto di ritornare in Romagna, ma – convinti da Armuzzi – decisero di accettare la difficile sfida: si insediarono nel Borgo di Ostia, nelle case del principe Aldobrandini e cominciarono il lavoro di bonifica.
La cooperativa ebbe il carattere di una vera e propria comunità autonoma con moneta propria (valida solo nella provincia di Roma).
Le difficoltà furono enormi, anche sul piano economico, e la cooperativa rischiò di fallire. L’impresa fu però aiutata dalla Corona, e in particolare da Vittorio Emanuele III. L’operosità dei Romagnoli aveva impressionato il padre Umberto I che li avevi visti all’opera in una battuta di caccia a Castelporziano. Con le 150.000 lire del re i Romagnoli rialzarono la testa e fondarono il 14 settembre 1902 la Cooperativa Agricola degli Operari e dei Coloni Ravennati residenti a Ostia.
I Romagnoli avrebbero vissuto e popolato il Borgo per sempre senza più tornare in Romagna. La lapide del monumento, che ricorda la loro impresa e celebra il legame fraterno fra Ravenna e Roma, così recita:
“Pane e lavoro! Gridando e brandendo le lucide, forti armi de la fatica, uomini, donne, fanciulli, esercito di pace, dai dolci campi di Romagna qua trassero per restituire a la civiltà nuova le zolle che l’antica civiltà seminò di ruderi ed ignavia di principi e prelati ed inerzia colpevole di governi a la malaria omicida lungo i secoli abbandonò e pane e lavoro ebbero tutti e molti morte!
Ora ai morti la lapide perennemente memore ai vivi la speranza che l’opera loro feconda continui si compia.
Romani! E voi stranieri che a capo chino adorando visitate li avanzi de l’antica civiltà levate il capo da le rovine secolari guardate in su in alto! E salutate e onorate i precursori, i martiri de la novissima civiltà di Roma eterna!”