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Progetto Ostia Marina (RM)

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Descrizione generale del progetto

A seguito della Convenzione stipulata nel 2007 (e rinnovata nel 2010) con il Ministero per i beni e le Attività Culturali il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna organizza ogni anno campagne di scavi archeologici a Ostia antica nell’ambito del cosiddetto Progetto Ostia Marina.
Lo scavo – dislocato nel quartiere suburbano di porta Marina – tocca un’area miracolosamente sfuggita agli sterri del passato e dotata dunque di una potenzialità del tutto particolare per documentare la storia della città in un arco cronologico che va dall’età Repubblicana all’Alto Medioevo.

Il sito archeologico

Ostia è probabilmente il sito archeologico romano più importante del Mediterraneo: si tratta dell’unica città romana di cui si conoscano le forme fondamentali dell’impianto urbano e circa il 60% del tessuto architettonico del centro originario con edifici conservati in elevato per metri da terra, a volte su due o tre piani. Ostia possiede due cerchie murarie antiche e vanta la più articolata e ricca serie di pavimenti a mosaico d’Italia. Inoltre la sua storia affonda le sue origini nell’età arcaica e si estende fino all’alto Medioevo. Gli 80 ettari del Parco archeologico costituiscono uno straordinario spazio naturalistico della costa romana.

Introduzione al progetto

Gli anni Novanta del Novecento sono stati caratterizzati non solo da diverse campagne di scavo di équipe provenienti da vari paesi, ma anche da una sistematica campagna di prospezioni geologiche portate avanti dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma.
Le indagini – soprattutto geoelettriche e geomagnetiche – hanno offerto un’immagine nuova di Ostia soprattutto in termini di estensione territoriale dell’area urbanizzata, ma anche in termini di conoscenza dell’areale agricolo periurbano e di scoperta di singoli complessi infrastrutturali o edilizi.
E’ stata per la prima volta verificata l’esistenza di una grande cattedrale cristiana, sorta negli anni trenta del IV secolo presso le mura, nel quartiere sud-orientale, lungo la via del Sabazeo. Oltre a nuove grandiose ville, percorsi viari e tratti delle mura ciceroniane (63 a.C.), è stata finalmente riconosciuta con chiarezza una darsena rettangolare scavata nella riva sinistra del Tevere, non lontano dalla foce. E’ inoltre ormai provato che il processo di urbanizzazione colmò non solo l’intero spazio intramurano, ma interessò anche larghi settori del suburbio meridionale e del Trastevere ostiense (cfr. www.ostia-antica.org/heinzelmann/ostia_i.htm). La cerchia delle mura del I secolo a.C. era stata realizzata sottostimando dunque ampiamente le possibilità di sviluppo della città che giunsero ad essere del tutto fagocitate e annullate agli occhi di Procopio nel VI secolo che, citando Ostia, la dice priva di mura.
Va anche detto che da più di un decennio il lavoro degli archeologi e degli appassionati trova il supporto di un sito web particolarmente curato e ricco di informazioni avviato da Jan Theo Bakker e aggiornato costantemente dall’Internet Group Ostia (IGO): “Ostia, harbour city of ancient Rome”.

Il 2001 è stato segnato da un notevole evento per Ostia antica. La città di Ginevra ha infatti ospitato una grande mostra che ha offerto l’occasione per fare il punto su tutte le conoscenze acquisite sino a quel momento grazie al lavoro di archeologi, come Vaglieri, Gismondi, Calza e Becatti, che hanno grandemente contribuito a disvelare il tessuto urbano della città, porto e porta di Roma sul Mediterraneo.
Gli ampi sterri collegati al Progetto E42 (legato alla grande esposizione universale prevista per il 1942, ma mai realizzata a causa della guerra) svelarono una larga parte del costruito fuori dalla porta Marina. La zona è tuttora dominata dai ruderi delle Terme della Marciana o di porta Marina che furono esplorate ancora in epoca pontificia alla fine del Settecento con risultati rimarchevoli e la scoperta di una serie di notevoli gruppi scultorei. L’area si distingue per la presenza di edifici privati, ma anche di molti edifici pubblici come le Terme dette Marittime, il cosiddetto foro di porta Marina, una grande ninfeo, il santuario della Bona Dea, ecc. Nel Secondo Dopoguerra, lungo il tracciato probabile della via Severiana, sul lato esposto direttamente al mare, fu scoperta la sinagoga di Ostia (Floriani Squarciapino); sul lato verso terra emerse la terma di Musiciolus, un importante complesso termale tardoantico che trasse il nome da uno dei personaggi ritratti nel pavimento a mosaico. Va ricordato anche che su quest’area – a lunga durata – Carlo Pavolini ha concentrato la sua attenzione con una serie di saggi stratigrafici di grande interesse. Su un edificio privato tardoantico di grande proporzioni, probabilmente affacciato sul mare, si era soffermato invece Giovanni Becatti, e dal suo impegno era scaturita la prima lettura di un ambiente di particolare pregio e importanza interamente rivestito da una decorazione marmorea policroma marmorea, che oggi è molto ben apprezzabile nella sistemazione curata dall’Istituto Centrale per il Restauro all’interno del Museo dell’Alto Medioevo all’EUR.
Direttamente a contatto con l’Edificio in opus sectile fuori porta Marina era rimasto quasi completamente e singolarmente inesplorato l’isolato IV,ix. In questo isolato era stato costruito il monumento funerario celebrativo per Cartilio Poplicola, un grande protagonista della vita pubblica ostiense negli anni cruciali dell’affermazione di Ottaviano. In effetti alcuni sterri si svolsero nel Dopoguerra – soprattutto in conseguenza dei grandi lavori per le Olimpiadi e il nuovo grande aeroporto “Leonardo da Vinci” – lungo i margini settentrionale e orientale, ma senza pretese scientifiche; inoltre la costruzione della via della Scafa toccò – in parte sfregiandolo – il lato meridionale dell’isolato, quello che doveva affacciarsi sulla via Severiana e guardare verso il mare.
Il cuore di questo isolato costituisce una sorta di campione rappresentativo dello stato dei campi ondulati che ricoprivano – senza soluzione di continuità – l’antica città fino alla fine del Settecento, quando cominciarono i primi scavi.
Si trattava di una sorta di buco nero nelle conoscenze sulla città, ma nel contempo un deposito stratigrafico incontaminato dagli scavi ottocenteschi e novecenteschi. Come è ben noto, infatti, gli sterri dell’E42 erano volti all’evidenziazione delle fasi di maggior splendore (età traianea e adrianea) di Ostia Antica e si tradussero in una vera e propria ecatombe di larga parte dei depositi relativi alle ultime fasi di vita della città (epoca tardoantica).

Il Progetto Ostia Marina: primi risultati.

Nel corso di sei anni di indagini archeologiche è stato possibile conseguire importanti risultati. In particolare è stata chiarita la cronologia di urbanizzazione dell’area, che appare sempre più articolata e complessa. Le indagini hanno permesso di riconoscere al centro dell’isolato un grande complesso termale datato all’età adrianea sulla base dei bolli laterizi in opera, chiamato Terme del Sileno per il rinvenimento di un frammento di fregio con maschere bacchiche. Ad est di questo complesso vi è un altro grande edificio che affaccia sulla Via della Marciana, il Caseggiato lungo via della Marciana, ora chiamato Caseggiato delle due scale per la peculiare disposizione planimetrica del pianterreno, databile allo stesso periodo. All’interno del Caseggiato è situato un piccolo complesso termale, recentemente nominato Terme dello Scheletro per il ritrovamento di uno scheletro in uno degli ambienti ad esso afferenti, nel corso della campagna di scavo 2013.
E’ terminata nel novembre dello scorso anno la campagna di scavo 2014. E’ stato scoperto un nuovo edificio posto immediatamente a nord del Caseggiato delle due scale, una caupona, chiamata “Caupona del dio Pan” per la scoperta di un mosaico raffigurante il dio. All’interno dello stesso edificio, durante il IV secolo d.C., fu realizzata un aula di culto misterica, un mitreo, chiamato “Mitreo dei marmi colorati” per la pavimentazione multicolore in crustae marmoree di reimpiego.

Tra gli obiettivi del progetto vi è anche il tentativo di definire l’andamento dell’antica linea di costa e le attività ad essa connesse.

Direzione scientifica: prof. Massimiliano David (co-direzione prof. Angelo Pellegrino),
Coordinamento cantiere archeologico: dott. Stefano De Togni.
Logistica e ottimizzazione: dott. Marcello Turci.
Topografia: prof. Dario Giorgetti, dott. Giacomo Orofino, dott. Alessandro Melega.
Direttori di saggio stratigrafico: dott. José Ferrandis, dott. Dino Lombardo.
Responsabile laboratorio materiali: dott.ssa Luisa Stoppioni, corresponsabile: dott.ssa Stella Graziano.
Laboratorio materiali: dott.ssa Elisa Pollino, dott.ssa Camilla Rosati, dott. Mauro Carinci, dott.ssa Giulia Bianchini, dott. Gian Piero Milani, dott. Xabier Gonzales y Muro.
Restauro: dott.ssa Francesca Mancinelli (Consorzio Aureo); Andrea Gobbi.

Il Progetto Ostia Marina è anche su:

Facebookhttps://www.facebook.com/OstiaMarinaProject

e Twitterhttps://twitter.com/OstiaMarina

con continui aggiornamenti.

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